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Paragrafo  7  . L'intervento piemontese e la proclamazione  del  regno

d'Italia.

     
Posto  quasi tutto il regno delle due Sicilie sotto il loro controllo,
con  l'esercito  garibaldino  a disposizione,  i  democratici  avevano
ottime  possibilit di realizzare il loro programma, che prevedeva  la
liberazione  di Roma e la formazione di un'Assemblea costituente,  che
decidesse   il   futuro  assetto  politico  dei  territori   liberati.
Preoccupato  di  ci,  il  Cavour,  che  nel  mese  di  agosto   aveva
inutilmente  tentato  di  promuovere un moto  moderato  a  Napoli  che
avrebbe  dovuto proclamare l'annessione al Piemonte prima  dell'arrivo
di  Garibaldi, decise di intervenire in modo pi energico ed efficace.
Ottenuta  l'approvazione di Napoleone terzo, invi l'esercito  sabaudo
verso  sud,  con  l'obiettivo di liberare le  Marche  e  l'Umbria  dal
dominio  pontificio  e  quindi di avanzare, evitando  Roma,  verso  la
Campania,   per  infliggere  la  sconfitta  definitiva   alle   truppe
borboniche   e   riassumere  cos  il  controllo  del   processo   per
l'unificazione nazionale.
     L'11  settembre, le truppe sabaude, comandate dai generali  Fanti
e   Cialdini,  penetrarono  nello  Stato  pontificio  e,  dopo  averne
sconfitto  l'esercito a Castelfidardo il 18 settembre,  occuparono  le
Marche  e l'Umbria. Garibaldi, gi fortemente indignato con il  Cavour
per  i  suoi tentativi di ostacolare la spedizione, chiese  al  re  di
estrometterlo.
     Il  2  ottobre, le truppe garibaldine sconfissero definitivamente
quelle  borboniche  in  una  battaglia  sul  fiume  Volturno;  il  10,
l'esercito  sabaudo,  del quale aveva assunto  il  comando  lo  stesso
sovrano,  entr nel regno delle due Sicilie. Il giorno successivo,  il
Cavour,  affiancando all'intervento militare l'abile manovra politica,
fece  approvare  al parlamento piemontese la legge  di  annessione  di
Napoli e della Sicilia al regno sabaudo.
     
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     Per  Garibaldi  e per il programma democratico la  situazione  si
faceva difficile. La conferma nella decisione di proseguire verso Roma
avrebbe  provocato  lo  scontro con le truppe  sabaude  comandate  dal
sovrano.  L'opposizione all'annessione sarebbe apparsa  come  ostilit
nei  confronti dell'unificazione. La classe dominante meridionale  era
favorevole all'annessione, perch la considerava una garanzia  per  il
mantenimento  del  potere.  Le masse popolari  erano  progressivamente
passate  dall'entusiastico appoggio, al risentimento ed  all'ostilit,
perch  non erano state realizzate le trasformazioni economico-sociali
da  esse richieste e, soprattutto, per la mancata distribuzione  delle
terre  e  per  la dura repressione, ad opera degli stessi garibaldini,
delle  agitazioni  contadine. Condizionato e diviso  da  tutti  questi
fattori,  il  movimento democratico si indebol e Garibaldi  fin  per
cedere alle decisioni del governo piemontese.
     Il  21  ottobre,  nell'ex regno delle due Sicilie  si  svolse  un
plebiscito, che sanc l'annessione al Piemonte. Il 26, con  l'incontro
a  Teano,  in provincia di Caserta, tra Garibaldi e Vittorio  Emanuele
secondo,  l'iniziativa passava dai garibaldini  ai  piemontesi.  Il  4
novembre, altri plebisciti stabilivano l'annessione anche di Marche ed
Umbria.
     La  conclusione ufficiale dell'impresa garibaldina avvenne  il  7
novembre, quando si mise fine alla dittatura di Garibaldi e l'esercito
garibaldino fu smobilitato.
     Le  truppe  sabaude  affrontarono  quindi  le  ultime  resistenze
borboniche.  La  fortezza  di Gaeta, dove si era  rifugiato  Francesco
secondo, cadde nel febbraio del 1861 e, fra il 13 e il 20, si arresero
anche  la cittadella di Messina e Civitella del Tronto, nei pressi  di
Teramo.
     Nel  gennaio  del 1861 si erano tenute le elezioni  in  tutto  il
territorio del nuovo stato, che avevano portato alla formazione di una
camera composta in gran parte di liberali moderati.
     Il  17  marzo  1861, in base ad una legge approvata nel  febbraio
dal  nuovo  parlamento,  Vittorio Emanuele  secondo  fu  ufficialmente
proclamato re d'Italia.
